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1593
DOLCETTO DI DOGLIANI SUPERIORE DOC 2003_

 

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DOLCETTO
“A Dogliani il frutto non è quello diretto che altrove ti riserva il vitigno imbavagliato da una vinosità monocorde, ma e’invece capace di espressioni aromatiche inconsuete, i tannini nei casi migliori hanno doti di allungo inimmaginabili, nella struttura sono vini che conducono a Dogliani più che al dolcetto, sono vini completi, ricchi ma naturali che sentono le differenze di terroir. Infine a Dogliani le capacità evolutive del dolcetto e le sue declinazioni sono diverse. Dopo qualche anno, quando il frutto ha perso di importanza affiora una nota minerale e di sottobosco diversa da quella delle altre denominazioni”. - Da Enogea 18, Francesco Falcone

IDEA
Un’idea all’inizio confusa e indefinita, nata dalla conversazione con altri produttori, ma poi sostenuta dalla convinzione interiore di voler sperimentare invecchiamenti in legno più lunghi nonostante la delicatezza aromatica del vitigno. Un’idea basata anche sull’assaggio fortuito di dolcetti vecchissimi tenuti in legno per impossibilità di altre scelte e mantenutisi freschissimi per decenni. Una scoperta questa nota di giovinezza eterna, pur nella lieve trasfigurazione aromatica. Poi la mancanza di convinzione, i dubbi, ed infine nel 2007 una degustazione verticale con la stampa internazionale che ha riservato straordinarie sorprese, facendo ritornare la voglia di proseguire la ricerca.

LE VIGNE
I terreni sono situati nel comune di Dogliani, identificati nella vigna Cerri sottani, con una esposizione a sud ovest riparata dal vento, a 400 metri di altezza. Terreno di medio impasto a prevalenza calcarea, situato nella sottozona di Valdiberti. Il sistema di allevamento è un Guyot semplice, con densità di 5000 ceppi per ettaro. Gli appezzamenti sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biodinamica che prevede un diverso approccio alla fertilità del suolo e l’utilizzo di rame e zolfo in quantità molto ridotte. La resa in vino per ettaro può variare a seconda dell’annata dai 35 ai 45 ettolitri.

VINIFICAZIONE
Raccolto a mano e portato in cantina in cassette da venti chili, questo dolcetto, pigiato e diraspato, viene vinificato in tini di legno, senza lieviti selezionati e senza aggiunte di additivi. La temperatura viene lasciata libera sino al tetto dei 33 gradi privilegiando non le componenti di frutto primario ma l’estrazione che prelude allo sviluppo di aromi più complessi. A seconda dell’annata la macerazione può variare dai 10 ai 20 giorni.

AFFINAMENTO
Finita la fermentazione alcolica segue quella malolattica avviata spontaneamente. In seguito il vino viene mantenuto sulle fecce fini in sospensione per molti mesi con dei batonnage la cui frequenza va decrescendo con il periodo di affinamento. Il 1593 passa un anno in tonneau da 7 ettolitri e tre anni in rovere di Slavonia. Gradatamente separato dalle fecce attraverso travasi, non è sottoposto a nessuna chiarifica. Un anno in accciaio per controllare le riduzioni e lungo affinamento in bottiglia. Il 2003 è stato prodotto esclusivamente in magnum.

ANNATA
Il 2003 è stato il primo incontro con una serie di annate molto calde. In molte zone della langa caratterizzate da temperature più elevate e da conche meno ventilate, il dolcetto è andato incontro a blocchi di maturazione per stress idrico e termico e ha messo alla prova i viticoltori con una vendemmia difficile. Il doglianese, più elevato in quota e con l’apertura alle brezze delle alpi, ha dato vita a vini in cui la surmaturazione non era mai eccessiva. Per il 2003, annata molto calda, le uve che arrivavano in cantina a temperature elevate sono state raffreddate leggermente e si è badato a non superare mai i trenta gradi per la temperatura di fermentazione, anche per i vini di più lunga prospettiva come il 1593.

CARATTERISTICHE
Un vino di ricerca che incomincia a darci l’idea delle sue potenzialità solo ora, dopo aver cominciato a stappare le bottiglie di annate come il 1997 o il 1999. Bisogna dimenticarsi completamente ogni idea sul dolcetto e prepararsi ad un vino che ha altri tempi di evoluzione e altre evoluzioni. Rubino scuro, consistente e profumato: frutta nera sotto spirito, vaniglia, eucalipto con note di speziatura. Morbido, con corredo tannico in evidenza, termina polposo e fruttato.

PERCHE’ 1593
1593 è una data importante per Dogliani. È l’anno in cui troviamo menzionata per la prima volta, in un documento conservato nell’archivio storico di Dogliani, la parola "dozzetti" che attesta il radicamento di questa uva sul territorio sin da tempi antichi. Potrebbe restare una data astratta, un numero vago e così, per la nostra etichetta, abbiamo provato a collocarla nel mezzo del suo tempo, mettendola a fianco di altri avvenimenti. La fine del Cinquecento è infatti un anno denso di avvenimenti per la cultura tardo rinascimentale, per quei poeti e filosofi che hanno dato una visione del mondo intrisa di spirito rosacruciano, per altro fondativo per il futuro pensiero antroposofico di Rudolf Steiner, padre della biodinamica.

 
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