Come definire San Fereolo se non un gioco di incastro espresso nei vini, di tanti appezzamenti sparsi nel territorio di Dogliani? Le mie vigne sono state acquisite passo dopo passo a partire dal 1992, anno di nascita di questa cantina. A volte appartenevano a qualcuno troppo anziano per poter lavorare ancora, tutte sono state scelte comunque per la forza e il carattere che avrebbero impresso ai vini, per la storia di chi le aveva lavorate e che lasciava memoria di sé nel luogo, come le radici della vite la lasciano nel terreno. Una paziente raccolta di tasselli sparpagliati sulla destra del fiume Rea, tra Dogliani e Monforte d’Alba, che oggi sono diventati un’azienda di 12 ettari capace di produrre circa 45mila bottiglie. Siamo nel sud del Piemonte, a un passo dalla Langa del Barolo, ma la nostra è rimasta una terra più selvaggia, fatta ancora di boschi, noccioli e semenzai. Un paesaggio variegato dominato dalla cerchia delle alpi e dalle sue brezze fresche, ideali per un vitigno esigente come il dolcetto.
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